Che tipo di vino è il Grillo? Storia e caratteristiche - Tannico

Fino a trent'anni fa nessuno avrebbe ordinato un Grillo al ristorante, per il semplice motivo che non esisteva in carta. L'uva finiva tutta nelle botti del Marsala: serviva per fortificare, non per riempire un calice. Oggi è il secondo vitigno a bacca bianca della Sicilia e uno dei bianchi italiani cresciuti più in fretta nell'ultimo decennio. Come ci sia arrivato è una storia che spiega, meglio di qualsiasi scheda tecnica, perché questo vino merita un posto in frigo. In questo articolo Da dove nasce il Grillo Dal Marsala al bianco secco Terroir e vinificazione Come si riconosce nel calice Cosa abbinare al Grillo Da dove nasce il Grillo Il Grillo è più giovane di quanto sembri. È nato in Sicilia nell'Ottocento da un incrocio spontaneo tra due uve dell'isola: il Catarratto, il bianco più diffuso della Sicilia, e lo Zibibbo, cioè il Moscato d'Alessandria. L'analisi del DNA lo ha confermato in tempi recenti. Dal Catarratto il Grillo ha ereditato struttura e polpa, dallo Zibibbo una vena aromatica che nelle versioni migliori riaffiora sotto forma di agrume e fiore. C'è anche un piccolo giallo genetico che quasi nessuno conosce: il Rossese Bianco coltivato in Liguria è risultato identico al Grillo. Stessa identica uva, due nomi, due sponde opposte del Mediterraneo, e nessuno che se ne fosse accorto fino al test del DNA. Il numero Oltre 8.400 ettari piantati in Sicilia nel 2020, in netta crescita rispetto a dieci anni prima. Il Grillo è la seconda uva a bacca bianca dell'isola, subito dietro al Catarratto, che è anche uno dei suoi due genitori. Dal Marsala al bianco secco Per quasi tutto il Novecento il Grillo ha fatto un mestiere solo: dare la base ai migliori Marsala. Cresceva ad alberello nella Sicilia occidentale, sotto il sole di Trapani, e produceva vini di base potenti, alcolici, densi di zucchero, a cui si aggiungeva un po' di Inzolia per la parte profumata. Era uva da fortificato, punto. L'idea di berlo giovane e secco non sfiorava nessuno. Il cambio di rotta arriva alla fine degli anni Ottanta. Cantine come Planeta e Tasca d'Almerita scommettono sui bianchi secchi siciliani e dimostrano cosa può dare il Grillo vinificato in purezza, senza rete. La Sicilia intera segue la scia. Nel 2011 nasce la DOC Sicilia, che copre l'isola per intero: da allora Grillo e Nero d'Avola non possono più finire in etichetta su un vino non a denominazione. Sembra un cavillo, invece è la clausola che ha blindato il nome dell'uva e alzato di colpo l'asticella della qualità media. 🏡 Grillo DOC · Marsala · l'anello con il passato Grappoli del Grillo 2022 - Marco De Bartoli €37,00 · macerazione sulle bucce · dorato con riflessi ambrati Marco De Bartoli ha difeso il Grillo di Marsala quando quasi tutti gli voltavano le spalle. Questo nasce lì, con un contatto prolungato sulle bucce che gli regala colore dorato, pesca e melone maturi, pane tostato e una mineralità che punge sul finale. È il Grillo nella sua versione più territoriale: il ponte diretto tra l'uva da Marsala di ieri e il grande bianco di oggi. Scopri su Tannico → Terroir e vinificazione La casa del Grillo è la Sicilia occidentale, la fascia tra Trapani e Marsala. Vigneti su colline assolate e ventose, spesso a un tiro di schioppo dal mare. Qui il vento non è un dettaglio da cartolina: asciuga i grappoli, tiene a bada le muffe e permette in molte annate di lavorare con pochissimi trattamenti. Tra Erice e Trapani resistono ancora vecchi alberelli bassi e contorti, gli stessi che alimentavano le botti del Marsala un secolo fa. In cantina oggi si fronteggiano due scuole. La prima punta tutto sull'acciaio e sulla fermentazione a bassa temperatura, per catturare freschezza e profumo: è il Grillo dritto e agile che apri per aperitivo. La seconda osa di più, con una parte di macerazione sulle bucce o un passaggio in legno che dona colore carico, corpo e la capacità di reggere qualche anno in bottiglia. Stessa uva, due caratteri diversi, entrambi legittimi. Come si riconosce nel calice Nella sua veste classica in acciaio, il Grillo è giallo paglierino con riflessi verdolini. Il naso apre su agrumi netti, limone e pompelmo, poi pesca bianca e mela. Più in fondo arrivano la ginestra, il gelsomino e le erbe della macchia: timo, rosmarino, quel profumo che in Sicilia ti raggiunge appena scendi dall'auto. Ma è al palato che si gioca la partita: fresco, sapido, con una salinità che sa di vicinanza al mare e una chiusura più lunga di quanto il prezzo prometta. Rispetto a un altro bianco siciliano come l'Inzolia, il Grillo scommette meno sull'aroma e più sulla struttura. È il motivo per cui non teme il legno e per cui, nelle versioni più ambiziose, invecchia con dignità invece di spegnersi entro la prima estate. Poca esuberanza, molta sostanza. 🍷 Grillo DOC · il volto classico SurSur 2025 - Donnafugata €13,00 · acciaio · pesca bianca, pompelmo, erbe aromatiche Vuoi capire com'è fatto un Grillo in acciaio? Il SurSur è il modo più onesto per scoprirlo. Paglierino brillante, naso di pes